Un grido non taciuto

CONTENUTO MOSTRA

Un grido non taciuto

Il percorso è unico, esistenziale e storico, perché ogni uomo si nutre del suo tempo, ne respira l’aria, è trapassato dagli avvenimenti, ne avverte la novità e la conflittualità, ma mantiene desto un grido di domanda e di compimento che non può essere taciuto (Montale osservava: ogni cosa che facciamo ha un grido dentro…non è per questo!)

E il percorso della mostra diviene così un cammino accessibile, comprensibile, con simboli di forte impatto narrativo ed antropologico. All’esterno: il Carro a(R)mato di Mater misericordiae che accoglie la civiltà in frantumi, nel tempo che va perdendo ogni memoria (la distruzione di Palmira); Moto perpetuo simbolo dellaciclicità degli eventi, colonna della flagellazione su cui poggia il cubo (la terra) trafitta nei suoi continenti da sei frecce (proiettili). In alto una figura preziosa, dorata, richiamo alla luce, alla spiritualità con il pastorale guida-faro; è una figura aperta, attraversabile, una finestra che dà l’opportunità di andare oltre.

Si sale incontrando al primo incrocio l’accenno alla zizzania (la discordia, la malignità) e una pietà che non ha più fecondità spirituale (un ventre-colomba senza vita).

Sulla soglia due simboli che richiamano alla distorta concezione della natura umana di cui siamo vittime: Trasfigurazione dolorosa, una Babele dove l’uomo viene ritratto unito ai suoi simili, non più estraneo o nemico; sulla colonna ogni essere umano è simile e parallelo al Cristo flagellato. Altalena del Corpus Domini, una barca sospesa simbolo della navigazione, della ricerca come condizione propria della persona (tempio) in due direzioni (altalena). La navigazione è curiosità, genera conoscenza, opportunità di nuova vita ma svela il dramma dell’immigrazione, oggi come ieri, su una zattera inattesa e incerta dell’approdo.

Nella prima stanza Il seminatore di zizzania spara pallottole che pervadono la terra rendendola arida, incolta. La mancanza di ragionamento genera diceria, un parolaio dilagante, liquidità di affetti e pensieri, consenso, omologazione, riduzione dell’uomo a cosa. La zizzania, pianta infestante, ha solide radici e si dirama nelle faccende umane con un alto potere intossicante.

La seconda stanza richiama al messaggero di novità (pastorale alato) alla relazione (cattedrale d’attesa) al profeta (colui che è lanciato) possibilità di uscita dalla solitudine dell’individualismo.

L’ultima stanza esprime l’urgenza di una ritrovata umanità: i dubbi (Ho messo in ordine i miei pensieri) la ricerca (Pastore errante, L’enigma di Ulisse) l’attesa (Guardiano del giorno dopo). I riferimenti sono chiari: la bussola, la cultura, il campanello che richiama all’attenzione scuotendo dal torpore e dall’anestesia.